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Il Sistema Scolastico Italiano: funziona veramente o apparentemente?




Quando penso alle persone che popolano il Mondo immagino, sempre, una tavolozza contenente una vastità di colori racchiusi in forme e dimensioni differenti. Questo perché siamo degli esemplari unici ed in quanto tali abbiamo il diritto di poter esprimere la nostra Essenza nel rispetto della nostra natura e delle nostre peculiarità.


Detto questo, vi chiedo di pensare al Sistema Scolastico Italiano ed agli insegnanti che ne fanno parte. In particolare: vengono fatte delle programmazioni che tengono in considerazione le differenze individuali ci ciascun alunno? Gli insegnanti dimostrano ascolto attivo e sono attenti alle dinamiche inter-personali che si svolgono tra gli allievi?


La Pandemia da Covid-19 ha reso ancora più instabile un sistema scolastico che già in precedenza era basato sulla precarietà. L’introduzione della DaD (Didattica a Distanza) ha contribuito ad amplificare delle problematiche pre-esistenti. In questo caso non parlo della mera trasmissione di contenuti ma del fatto che la relazione in presenza è stata sostituita da una relazione “artificiale”, mediata da un dispositivo elettronico. Partiamo dal presupposto che già con la didattica in presenza molti insegnanti faticavano ad attirare l’attenzione dei propri alunni; con l’introduzione della DaD questa difficoltà si è amplificata: pensiamo a quanti “distrattori” sono presenti all’interno dell’ambiente domestico (dal genitore che fa passare l’aspirapolvere sui pavimenti, al cane che ricerca attenzioni, ecc…). Ma questa complessità ha radici più profonde. Radici che iniziano dall’intenzionalità degli insegnanti: la trasmissione dei contenuti. Ma la parola “insegnare” è realmente limitata a questa finalità?

Qualche mese fa, ha attirato l’attenzione popolare la notizia di una studentessa quindicenne che nel veronese è stata bendata durante un’interrogazione, in DaD. La particolarità che più mi ha fatta riflettere è stata la legittimazione con cui sono state coperte “le grida” da parte degli studenti. Fatti come questi non possono essere legittimati e coperti.


Questo avvenimento richiama l’idea di una scuola autoritaria dove l’esito di un’interrogazione è più importante della cura della Persona. Cura che si delinea soprattutto nel rispetto e nell’implicito: “ti vedo” (due parole che racchiudono un mondo che spesso gli insegnanti non colgono o non vogliono cogliere).


La scuola ha il dovere di appassionare, stimolare ma soprattutto Educare. L’educazione è un processo che dura tutta la vita e gli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado hanno il dovere di portare avanti questo “compito”. È necessaria una collaborazione scuola – famiglia e sono fondamentali la trasmissione di valori (dimensione axiologica) e principi morali, fondamentali per la forma-azione di persone che riescano a trovare e tutelare gli obiettivi della propria vita. La scuola dovrebbe favorire il pensiero critico, formare persone competenti, autonome e che abbiano stima di sé (se questo non accade, il deposito d’oro che c’è in ognuno di noi, sparisce), in grado di scindere il bene dal male, predisposti a decidere quale percorso si palesa come il più adatto nel rispetto dei propri interessi e delle proprie ambizioni. Proprio sugli interessi dovrebbe muovere il sistema scolastico, perché più vengono colti e stimolati, più uno studente è predisposto ad apprendere. Dobbiamo partire dal presupposto che come disse il filosofo Plutarco: “le menti non sono vasi da riempire, ma fuochi d’accendere, perché s’infuochi il gusto della ricerca e l’amore della verità”.


Gli insegnanti si trovano dinnanzi a gruppi di studenti eterogenei e non si palesa sempre facile cogliere i bisogni ci ciascuno. Per questo è importante indossare un paio di “occhiali” con delle lenti speciali che permettano di allontanare pre-giudizi e modi di fare stereotipati a favore di una mentalità più aperta, flessibile e predisposta ad un “vedere” ed a un “sentire” autentici.


È importante, inoltre, predisporre attività che comprendano la suddivisione degli allievi in gruppi da 4/5 componenti. Questo per favorire e consolidare la relazione tra i pari, ma anche per permettere la “discussione” costruttiva che apre le menti e stimola la ricerca ed il consolidamento della propria identità.


È necessario rendere gli alunni partecipi del proprio percorso di crescita personale e scolastica attraverso esperienze che favoriscano la ricerca e la messa in gioco personale. È fondamentale far nascere in loro domande, perché sono proprio queste a stimolare la ricerca; non una ricerca basata sul dovere, ma sul piacere.


Gli insegnanti più apprezzati dagli alunni sono quelli più competenti, più giusti (meritocrazia) e più empatici. Queste sono le tre caratteristiche che tutti gli insegnanti e gli educatori dovrebbero possedere.


Insegnare ed educare sono due compiti complessi che genitori ed insegnanti sono chiamati a svolgere per il Bene dei propri figli/alunni. Quel Bene che bambini e ragazzi cercano all’interno della propria famiglia e del proprio ambiente scolastico e proprio in queste due agenzie educative hanno il diritto di trovarlo.



Dott.ssa Chiara Rigo, pedagogista

Associazione di categoria ANIPED, n. OR-121



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