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ISTRUZIONE INCLUSIVA E CONTRASTO DELL’ABBANDONO SCOLASTICO PRECOCE

Aggiornato il: 8 apr 2020

Il fenomeno dell'abbandono scolastico precoce riguarda quei giovani che lasciano gli studi con la sola licenza media, senza conseguire ulteriori titoli di studio o qualifiche professionali. Dal punto di vista del sistema educativo e dell'intera società, si tratta di un fallimento formativo.

Il percorso di studi può essere a rischio di frammentazione per diverse ragioni, che portano a scarsi risultati e all’abbandono scolastico.

Le transizioni tra livelli e tipi di scuole possono essere momenti in cui sorgono problemi, ma si manifestano anche sintomi di altri disagi.

Anche l’accesso all’istruzione è un problema per molti giovani.

Ci sono molte ragioni per le quali alcuni giovani lasciano la scuola prematuramente: problemi personali e familiari, difficoltà di apprendimento, situazioni socio-economiche fragili.

Tuttavia, anche le caratteristiche del sistema scolastico e il clima a scuola sono fattori importanti nel coinvolgimento o nella resa degli studenti.

Polimnia aiuta e accompagna le famiglie e i giovani alla scelta più corretta per i ragazzi, orientando e riorientando. Sostiene il percorso di studio attraverso i suoi servizi e facilita l’apprendimento in tutte le materie. I percorsi passano attraverso diversi modi di apprendere e di essere, e questo può essere positivo per gli studenti, se sono flessibili e permettono ad alunni e famiglie di fare scelte informate.

È infatti necessario un approccio sinergico, che coinvolga l’intera scuola e l’intera comunità. Polimnia lavora per facilitare questa sinergia, essendone lei stessa protagonista.

Un alunno europeo su dieci lascia la scuola senza aver ottenuto competenze e qualifiche essenziali per una transizione di successo verso il mercato del lavoro e per la partecipazione attiva alla società odierna. Questo li espone al rischio di disoccupazione, esclusione sociale e povertà.


L’abbandono scolastico precoce oggi, è un fenomeno che preoccupa tutti gli Stati europei ed è posto al centro delle politiche educative europee e nazionali.

Si tratta infatti di un aspetto fondamentale, dal quale si può valutare lo stato di salute di un sistema educativo, ed è uno dei principali parametri di riferimento che la Commissione europea utilizza per la misurazione dei progressi fatti dagli Stati membri nel settore istruzione e formazione.

Uno dei traguardi principali di miglioramento della strategia Europa 2020 è proprio quello di abbassare al di sotto del 10% la percentuale di giovani tra i 18 e i 24 anni che abbandona prematuramente gli studi o la formazione.

Gli Early Leavers

La questione degli early leaversviene affrontata nella collana “I Quaderni di Eurydice”, dal titolo La lotta all’abbandono precoce dei percorsi di istruzione e formazione: strategie, politiche e misure Eurydice è la rete europea che raccoglie, aggiorna, analizza e diffonde informazioni sulle politiche, la struttura e l’organizzazione dei sistemi educativi europei.

Lo studio di Eurydice prende in analisi la raccolta e il monitoraggio dei dati, le strategie e le politiche contro l’abbandono precoce centrate su prevenzione, intervento e compensazionee sui gruppi ad alto rischio di abbandono, sul ruolo dell’orientamento scolastico, la cooperazione intersettoriale e l’abbandono precoce dell’istruzione e formazione professionale.

In Italia, per quanto riguarda la riduzione del tasso di abbandono precoce, si sono registrati significativi miglioramenti: la percentuale dei giovani tra i 18 e i 24 anni che abbandonano precocemente la scuola, non conseguendo diplomi di secondo grado né attestati di formazione professionale, è scesa dal 19,2% nel 2009 al 15% nel 2014.

Con questo dato, l’Italia raggiunge il suo obiettivo nazionale fissato al 16%, pur rimanendo ancora distante dall’obiettivo europeo del 10% entro il 2020.

Un altro dato significativo che emerge dallo studio Eurydice è che l’abbandono precoce incide diversamente sulla popolazione studentesca a seconda del genere e, soprattutto, a seconda dello status di cittadino nato all’estero oppure nativo.

In molti Paesi europei infatti gli studenti nati all’estero che abbandonano precocemente i percorsi di istruzione e formazione costituiscono la maggioranza di chi abbandona (l’unica eccezione a questa tendenza generale è rappresentata dal Regno Unito).

I tassi sono particolarmente alti in Grecia, Spagna e in Italia, dove il tasso di abbandono degli alunni stranieri è addirittura più del doppio rispetto a quello degli alunni italiani.

In Italia, il 34,4% degli studenti nati all’estero non consegue diplomi di secondaria superiore o di formazione professionale, mentre tra gli studenti nativi la percentuale scende al 14,8%;dati entrambi superiori alla media europea, che è rispettivamente del 22,7% e 11%.

L’Italia risulta anche tra i Paesi con le più forti disparità tra tassi di abbandono maschili e femminili, con una percentuale del 20,2% per i maschi e del 13,7% per le femmine, un dato negativo rispetto alla media europea (13,6% maschi, 10,2% femmine).

Accanto all’Italia, i Paesi che registrano forti disparità di genere sono Cipro, Estonia, Spagna, Lettonia, Portogallo e Islanda.

La maggiore propensione all’abbandono scolastico da parte degli alunni di sesso maschile nel nostro Paese è particolarmente evidente nelle aree più disagiate.

In Italia, a differenza di altri Paesi, le politiche e le misure per contrastare l’abbandono precoce non sono ancora inserite in una strategia globale, anche se sono state intraprese alcune iniziative per riunirle in un unicoframework e si sta cercando di rafforzare la cooperazione con i vari soggetti interessati (famiglia, alcuni ministeri, enti locali ed enti del terzo settore).

Importanti sono le misure sistemiche che ruotano attorno all’obiettivo dell’inclusione, come l’innalzamento dell’obbligo di istruzione e formativo, l’istituzione del sistema nazionale delle anagrafi degli studenti, il riordino del sistema di istruzione e formazione professionale con la definizione di organici raccordi tra i percorsi degli istituti professionali e i percorsi regionali, fino alla riorganizzazione dell’istruzione degli adulti, senza tralasciare la speciale attenzione che il nostro Paese ha rivolto da sempre all’educazione e alla cura della prima infanzia.

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