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LE IDI DI MARZO: GIULIO CESARE



"La morte di Cesare" di Vincenzo Camuccini (Napoli, Museo di Capodimonte)

Il 15 marzo del 44 a.C. veniva ucciso in Senato Giulio Cesare, un episodio che fu punto di svolta della storia romana e il cui giorno dell’accaduto divenne celebre quanto l’episodio: Le Idi di Marzo

Le Idi (Idus in latino) del calendario romano erano i giorni che indicavano più o meno la metà del mese. I romani infatti non segnavano i giorni con un ordine progressivo come facciamo noi, ma usavano nomi prestabiliti che designavano periodi fissi: le calende, segnavano il primo giorno di ogni mese, le none, cadevano il 5° e il 7° giorno in base alla lunghezza del mese.

Le Idi invece cadevano il 13° giorno a gennaio, febbraio, aprile, giugno, agosto, settembre, novembre e dicembre, mentre si tenevano il 15 del mese a marzo, maggio, luglio e ottobre.

Le idi di marzo, dedicate al dio Marte, sono quelle più conosciute da tutti, proprio perché in quel giorno fu assassinato Giulio Cesare.


IL CESARICIDIO

Il 15 marzo del 44 a.C infatti, il generale Giulio Cesare, fu assassinato con 23 pugnalate inferte da un gruppo di senatori che volevano fermarne l'inarrestabile scalata al potere assoluto.

Dopo la Guerra Civile (49 a.C - 45 a.C) e la definitiva vittoria sul suo rivale Pompeo, infatti, Cesare non aveva più ostacoli sul proprio e cammino e dopo aver assunto la carica di dittatore a vita nel 44 a.C e, proprio come un monarca, aver persino designato un successore, era in procinto di abbattere la vecchia Repubblica Romana per accentrate tutto il potere nelle mani di un solo uomo: le sue.


Per questo un gruppo di circa 80 senatori ordì una congiura per fermare Cesare una volta per tutte. I capi dei cospiratori furono Gaio Cassio e Marco Giunio Bruto, un giovane ambizioso che Giulio Cesare considerava come un figlio.


Così, nel giorno delle Idi di Marzo del 44 a.C, i cosiddetti "cesaricidi" (gli omicidi di Cesare) attesero il dittatore alla seduta in Senato e lì, come scrisse lo storico latino Svetonio, lo pugnalarono 23 volte.


Sempre secondo Svetonio fu in quell'occasione che Cesare, vedendosi colpito anche da Bruto, pronunciò l'ultima ferale frase rivolta al suo ex-pupillo: «tu quoque Brute fili mi!» ("Anche tu Bruto, figlio mio!). In realtà però Svetonio riportò la frase in greco «Kai su teknòn» (Anche tu, figlio), ma la citazione venne poi rielaborata da altri storici e divenne famosa con la dicitura latina un po' "rivisitata".


La morte di Cesare sconvolse il mondo romano ma non frenò la fine della Repubblica, ormai in piena crisi. In ogni modo, la figura dell'uomo forte al comando venne ripresa dai due successori del condottiero che si contesero il potere, Marco Antonio e Ottaviano, e quando quest'ultimo prevalse, cominciò la lunga e gloriosa fase imperiale. Insomma Giulio Cesare preparò la strada dell’Impero Romano.



Jacopo Genovese,

Tutor di disegno tecnico, automatizzato AutoCad, ArchiCad,

Storia dell'arte e dell'architettura




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