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RICORRENZE: I 100 ANNI DEL PARTITO COMUNISTA D’ITALIA

Storia del Partito comunista in Italia dal 1921 al 1948

[parte 1]



Palmiro Togliatti

Il 21 gennaio 1921 a Livorno veniva fondato il Partito Comunista d'Italia, a seguito della scissione dell'ala più a sinistra del Partito Socialista Italiano. Divenne la sezione italiana dell'Internazionale Comunista, il Comintern.


La scissione dal PSI avvenne durante i lavori del XVII Congresso, in cui a seguito del "biennio rosso", diretta conseguenza della Rivoluzione d'Ottobre in Russia, l'ala più radicale e gli "ordinovisti" (coloro che orbitavano attorno al periodico "L'Ordine Nuovo") erano entrati in conflitto con il gruppo dirigente, colpevole di essersi discostato dalle direttive del Comintern.


Il nuovo partito perseguiva l'obbiettivo della rivoluzione proletaria e la totale avversione alla società borghese. Gli "scissionisti" più noti erano Amedeo Bordiga (il primo leader del PCd'I), Umberto Terracini (che nel dopoguerra divenne presidente dell'Assemblea Costituente), Nicola Bombacci (in seguito divenuto convinto sostenitore del fascismo) e Antonio Gramsci (fondatore de "L'Ordine Nuovo").


Nel 1923 a capo del partito giunse Palmiro Togliatti (ordinovista, in seguito rappresentate nel Comintern, noto come "Il Migliore") ed iniziarono gli arresti e la repressione fascista. Nel 1924 divenne segretario Antonio Gramsci, eletto anche deputato, che venne però imprigionato nelle carceri fasciste dal 1926 fino alla sua morte, nel 1937: durante la sua prigionia fu estremamente prolifico in quanto a produzione filosofica e letteraria, ad oggi è considerato uno degli intellettuali italiani più importanti in assoluto a livello mondiale.


Con la repressione, molti membri del PCd’I scelsero l'esilio. Molti si impegnarono nella formazione delle Brigate Internazionali a sostegno della Repubblica e contro i fascismi durante la Guerra Civile Spagnola (1936-1939): uno su tutti Luigi Longo, che si impegnò a inquadrare gli antifascisti italiani nel Battaglione Garibaldi. Questa esperienza fu essenziale per l'organizzazione, in seguito, della Resistenza in Italia.


Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, i Comunisti si trovano in clandestinità o in prigionia, sia in Italia che nell'Europa occupata. Con la caduta del fascismo e lo sbarco degli Alleati a Salerno, l'8 settembre 1943 iniziava la Guerra di Liberazione dal nazifascismo. Il gruppo dirigente del partito, che per l’occasiona aveva cambiato nome in Partito Comunista Italiano, si fece trovare in prima linea nella costituzione del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale), dove tutti i vari partiti antifascisti erano confluiti. Ad ogni partito era associata una o più brigate combattenti, le più numerose erano proprio quelle legate al PCI: le Brigate Garibaldi. Il CLN, dopo 2 anni di aspri combattimenti e con l'appoggio degli Alleati, trionfò il 25 Aprile 1945. Furono proprio i partigiani delle Brigate Garibaldi a catturare Mussolini e a giustiziarlo assieme ai suoi gerarchi e a Claretta Petacci. I corpi vennero poi esposti a Milano, a Piazzale Loreto, dove il 10 agosto 1944 le brigate fasciste avevano fucilato ed esposto 15 partigiani.


Accanto al corpo di Mussolini, a Piazzale Loreto pendeva anche quello di Nicola Bombacci, l'ex-comunista denominato dai partigiani "super traditore".


Nel dopoguerra, il PCI fu uno dei principali fautori della nuova Repubblica Italiana, nata in seguito al referendum del 1946, in cui gli Italiani bocciarono la monarchia. Fu essenziale anche nella stesura della nuova Costituzione Italiana, grazie al suo ruolo all'interno dell'Assemblea Costituente. Nella Commissione per la Costituzione, 13 dei 75 componenti erano in quota PCI. Il segretario Togliatti era sostenitore della linea di "collaborazione" con le altre forze antifasciste del paese, per il consolidamento della neonata democrazia italiana.



Dott. Renzo Vendrasco

Tutor di italiano, storia, latino, filosofia






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